Migrante
vieni dal tempo, migrante
sogni l’abbondanza
e di segno globale, garante
trovi i tesori dell’intolleranza
zero ti sparano e muso nero
fronte a muro e disperato
la lingua inghiotti forestiero
diritto duro e volto sfigurato
vieni dal tempo, migrante
e sogni l’abbondanza
vieni dal tempo, migrante
e sogni l’abbondanza
vieni dal mare al cappio zatterato
danno ti bollano collaterale
il corpo lasci nel mare abbandonato
il deserto nel cuore e niente male
vieni dal tempo, vieni dal mare
radice scendi a fondo lo squallore
le ossa doni un corallo per ornare
gli occhi spegni carico di terrore
sogni l’abbondanza e la speranza
migrante, nomade delle onde
una donna non hai per la danza
ma corone, e di alghe profonde
vieni dal tempo, vieni dal mare
migrante e gioco della storia
una guerra, e non per amare
ti abbraccia fantasma delirante
vieni dal tempo, vieni dal mare
sogni l’abbondanza e la speranza
al mercato trovi precario e le gare
sicura morte ti aspetta, la devianza
vieni dal tempo, migrante
e sogni l’abbondanza
vieni dal mare, migrante
un calendario sfogli la mattanza
….
vieni dal tempo, vieni dal mare
vieni dal tempo, vieni dal mareeeeeeeeeeeeeeeeeeeee…
schiantiiiiii precariooooooooooooooooo…
ott.2007
sabato 10 novembre 2007
Jonni va alla guerra
Jonni va alla guerra
la vuole per sé
la vuole per gli altri
vuole la terraaaaa
è un gran casino
ci sono tutti
c’è la concorrenza
lo vuole il destinooooo
hanno i nervi scoperti
global è la scoperta
precario è la copertaaaaa
Jonni va alla guerra
la vuole per sé
la vuole per gli altri
vuole la terraaaaa
ci pensa la sera
la dà in affitto
è lì che spera
ritorna il profittooooo
è cosa bella e pura
la bandiera rimane a stelle
e di striscie la fattura
il futuro è una scacchieraaaaa
Jonni va alla guerra
la vuole per sé
la vuole per gli altri
vuole la terraaaaa
se muore qualcuno
non è di nessuno
lo sdegno se ne va in fumo
e di dio neanche unooooo
sentieri africani
mine afgane
è un pianeta di cani
la fame mai immaneeeee
Jonni va alla guerra
la vuole per sé
la vuole per gli altri
e ruba tutta la terraaaaaaaaaaa
7 ott. 2007
Jonni va alla guerra
la vuole per sé
la vuole per gli altri
vuole la terraaaaa
è un gran casino
ci sono tutti
c’è la concorrenza
lo vuole il destinooooo
hanno i nervi scoperti
global è la scoperta
precario è la copertaaaaa
Jonni va alla guerra
la vuole per sé
la vuole per gli altri
vuole la terraaaaa
ci pensa la sera
la dà in affitto
è lì che spera
ritorna il profittooooo
è cosa bella e pura
la bandiera rimane a stelle
e di striscie la fattura
il futuro è una scacchieraaaaa
Jonni va alla guerra
la vuole per sé
la vuole per gli altri
vuole la terraaaaa
se muore qualcuno
non è di nessuno
lo sdegno se ne va in fumo
e di dio neanche unooooo
sentieri africani
mine afgane
è un pianeta di cani
la fame mai immaneeeee
Jonni va alla guerra
la vuole per sé
la vuole per gli altri
e ruba tutta la terraaaaaaaaaaa
7 ott. 2007
sabato 3 novembre 2007
Tempo spaginato/Chi-asmo
Una segnalazione
di JANA CARDINALE[1]
MARSALA. Si chiama «Tempo spaginato/Chi-asmo» il nuovo lavoro di Nino Contiliano che si avvale di un’antologia critica e un saggio introduttivo di Francesco Muzzioli, docente di critica letteraria all’Università La Sapienza di Roma. Un testo nel quale viene analizzato il tempo frenetico e confuso della post-modernità, in cui la profondità storica sembra essersi appiattita in una sorta di eterno presente. «Il tempo spaginato è il nostro - dice Muzzioli nella sua introduzione - come un fascicolo caduto a terra o sollevato dal vento, i cui fogli si siano mescolati». La poesia di Contiliano si ribella a questo tempo con le armi dell’utopia; le parole vengono reinventate attraverso un dettato poetico che le «mastica» per strapparle alla banalità, per scavarle in tutto il loro potenziale. Da allegoria della crisi, in questo testo, lo «spaginamento» diventa simbolo positivo, caos vitale e liberante. «La prima utopia di Contiliano - scrive Muzzioli - è quella che riguarda il corpo della parola: ogni parola deve essere reinventata, ma la lingua è sempre quella comune eppure, nella poesia, non può che essere assunta attraverso un processo di alterazione. Tutte le parole sono come passate dentro una pronuncia che le «mastica» per strapparle alla loro banalità convenzionale e alla patina del consumo. La seconda utopia riguarda la vita sociale, e corrisponde a un sogno collettivo, che deve passare attraverso un difficile filtro per evitare le trappole della retorica moralistica. È presente anche un’utopia dei sensi e del piacere, che si ritrova in passi che potrebbero sembrare elegiaci se non fossero giocati da Contiliano sul piano del materialismo e del corporeo (dove «liberare» si intreccia con «libare»).
di JANA CARDINALE[1]
MARSALA. Si chiama «Tempo spaginato/Chi-asmo» il nuovo lavoro di Nino Contiliano che si avvale di un’antologia critica e un saggio introduttivo di Francesco Muzzioli, docente di critica letteraria all’Università La Sapienza di Roma. Un testo nel quale viene analizzato il tempo frenetico e confuso della post-modernità, in cui la profondità storica sembra essersi appiattita in una sorta di eterno presente. «Il tempo spaginato è il nostro - dice Muzzioli nella sua introduzione - come un fascicolo caduto a terra o sollevato dal vento, i cui fogli si siano mescolati». La poesia di Contiliano si ribella a questo tempo con le armi dell’utopia; le parole vengono reinventate attraverso un dettato poetico che le «mastica» per strapparle alla banalità, per scavarle in tutto il loro potenziale. Da allegoria della crisi, in questo testo, lo «spaginamento» diventa simbolo positivo, caos vitale e liberante. «La prima utopia di Contiliano - scrive Muzzioli - è quella che riguarda il corpo della parola: ogni parola deve essere reinventata, ma la lingua è sempre quella comune eppure, nella poesia, non può che essere assunta attraverso un processo di alterazione. Tutte le parole sono come passate dentro una pronuncia che le «mastica» per strapparle alla loro banalità convenzionale e alla patina del consumo. La seconda utopia riguarda la vita sociale, e corrisponde a un sogno collettivo, che deve passare attraverso un difficile filtro per evitare le trappole della retorica moralistica. È presente anche un’utopia dei sensi e del piacere, che si ritrova in passi che potrebbero sembrare elegiaci se non fossero giocati da Contiliano sul piano del materialismo e del corporeo (dove «liberare» si intreccia con «libare»).
lunedì 29 ottobre 2007
‘Elmotell blues
Navarra Editore pubblica " ‘Elmotell blues "
Appena pubblicato da Navarra Editore «’Elmotell blues». Nato da un’idea di Antonino Contiliano, già preside, saggista e poeta, ha una sua storia di incontri tra persone diverse e distanti, ma unite dall’intento di costruire un testo collettivo e condiviso. La tecnica compositiva è quella del montaggio: in una ricombinazione di poesie dei vari autori con la scrittura nuova in itinere, a segni poetico-artistici e stili differenziati sono stati aggiunti innesti interi o parziali di altri testi, segnalati a piè di pagina, e il montaggio ha portato all’interazione di scrittura, grafica, voce e musica. Gli autori, che si differenziano per stile di scrittura e linguaggio, per la parte linguistica sono Antonino Contiliano, Valerio Cuccaroni, Francesco Muzzioli ed Emilio Piccolo, mentre Giacomo Cuttone è il pittore delle cinque grafiche presenti, Gino De Vita è il musicista e la voce di teatro è quella dell’attore Guglielmo Lentini. «’Elmotell blues» si concretizza grazie a un procedimento ormai consolidato nell’operatività di Antonino Contiliano, tanto che funziona come terzo momento di un trittico iniziato con «Compagni di strada caminando» e proseguito con «Marcha hacker». La strategia di Contiliano consta di estrapolazioni testuali da diversi autori defunti e viventi, da Marx a Nietzsche, da Benjamin a Muzzioli, con un occhio all’ultimo Negri, a Benveniste, a Marramao, sotto gli auspici della grande ombra sovrastante di Cervantes. «La varietà è la soluzione manifesta di questo lavoro – evidenzia Mario Lunetta nella prefazione - l’operazione di Contiliano trova nella corda sarcastica la propria spina dorsale. Il suo è un testo di demistificazione realizzato girando una varietà di chiavi stilistiche, ciascuna delle quali produce concentrazioni di controsenso senza mai scadere nella facile demagogia degli slogans».
[1] Cfr. Nota pubblicata in “La Sicilia” (CT), Ottobre 2007.
venerdì 26 ottobre 2007
Tempo spaginato - Chi-asmo
Il Tempo spaginato di Contiliano è il nostro. Spaginato come un fascicolo caduto a terra o sollevato dal vento, i cui fogli si siano irrimediabilmente mescolati. È il tempo frenetico e confuso della post-modernità, in cui la profondità storica sembra essersi definitivamente appiattita in una sorta di eterno presente.La poesia di Contiliano si ribella a questo tempo con le armi dell’utopia. Le parole vengono reinventate attraverso un dettato poetico che le “mastica” per strapparle alla banalità, per scavarle in tutto il loro potenziale. Utopia come impulso alla libertà, accusa ai luoghi comuni, in particolare quelli della propaganda di guerra. Poesia pacifista ma di conflitto, nella sua “guerra alla guerra”, per avvicinarsi di nuovo al livello umano imprescindibile, quello elementare e comune. Da allegoria della crisi lo “spaginamento” diventa allora simbolo positivo, caos vitale e liberante. È il disordine produttivo, che salva l’istante dall’invadenza del “sistema”, facendo del verso una somma di frammenti, costellazioni verbali di parole dense di significato.Con un’antologia critica e un saggio introduttivo di Francesco Muzzioli, La doppia utopia di Contiliano.© Polistampa 2007, cm 14x21, pp. 96, br., € 8,00ISBN: 978-88-596-0288-XCollana: Sagittaria / Opera, 23Settore: L9 / PoesiaAltri settori
sabato 6 ottobre 2007
Phi:"progetto intenzione ostile"
Pubblichiamo nel nostro blog (kaone: http://contilianoantonino.blogspot.com) la notizia del progetto americano Phi (rimandando a piè di pagina gli estremi di riferimento) considerandolo un supplemento aggiornato rispetto alla nostra nota pubblicata il 5 giugno 2007 su “identità e potere”). Dell’importanza, e della pericolosità sotto ogni punto di vista politico e culturale in senso lato e globale, ognuno si renderà conto da sé. Ogni commento non potrebbe aggiungere ulteriore esplicitazione e chiarezza al disegno di dominio e potere indiscusso che il governo americano mette in atto ogni giorno perfezionandolo con volontà terroristica e maniacale permanente.
Antonino Contiliano
“IMMAGINATE LA SCENA. Arrivate all'aeroporto di New York, stanchi dopo un lungo viaggio e vi mettete in fila al controllo passaporti. Mentre siete in coda un insieme di laser, videocamere, eye tracker e microfoni iniziano a compilare un dossier di informazioni sul vostro corpo. Il computer che elabora i dati inviati da questi sensori nascosti non sta cercando armi o stupefacenti. Sta invece cercando di capire se voi vi state preparando a compiere un atto terroristico. Sembrano prospettive lontane, ma è l'obiettivo del «progetto intenzione ostile» [Phi], l'ultima idea antiterrorismo del Dipartimento Usa per la sicurezza nazionale. Il progetto mira a identificare espressioni del volto, portamento, livelli di pressione sanguigna e di battiti cardiaci o tassi di traspirazione che siano indici di ostilità. L'obiettivo è analizzare a distanza il comportamento delle persone, per individuare tra i 400 milioni di persone che ogni anno entrano negli Stati uniti chi ha intenzioni ostili, attuali o future. Il «phi» ha mosso i primi passi senza clamore lo scorso luglio, quando il Dipartimento ha chiesto ad aziende e centri di ricerca attivi nella sicurezza di indicare le tecnologie adatte allo scopo. Si punta ad avviare i primi test in alcuni aeroporti, porti e posti di frontiera nel 2010, per poi estendere il sistema a tutti gli ingressi entro il 2012. In realtà già a partire dal 2003 negli aeroporti statunitensi è stato utilizzato un programma di osservazione dei passeggeri [si chiama «spot»] basato sulle micro-espressioni, cioè sui cambiamenti della mimica facciale che involontariamente tradiscono le reali intenzioni. Sulla base dello «spot», agenti appositamente addestrati osservano la folla e prima isolano e poi interrogano le persone sospette. Il problema è che Io «spot» è costoso. Scopo del «phi» dovrebbe essere proprio quello di automatizzare il riconoscimento delle intenzioni ostili. Ll problema è che i posti di frontiera – e in particolare gli aeroporti – sono luoghi ad alto stress, con molta gente stanca e stufa o semplicemente innervosita dalle attese. Qualsiasi apparecchio potrebbe selezionare gente assolutamente innocua: sarà fermato chiunque mostri emozioni?”
[1]Il grande fratello aeroporto, in Carta, IX, n. 34, 5 ottobre 2007, p. 7 (La notizia è ripresa da Paul Marks, Supplemento Nova, Il Sole 24 Ore del 20 settembre 2007).
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