domenica 23 giugno 2013

L’immagine della Città di Marsala va al “mercato” e in tribunale? …altre offerte?

La Città di Marsala, secondo le ultime stime demografiche, dovrebbe avere una popolazione di 82.585 “anime”. Tutti questi soggetti, nessuno escluso, in quanto essere umani (prima) e cittadini (poi), sono titolari dell’immagine della Città come valore assoluto. Per il suo campo di significanza – che, qui, ne qualifica il valore in termini di “dignità” o “indegnità” – basti il semplice richiamo alla Carta costituzionale italiana, alle Dichiarazioni dei diritti universali, e alle altre Carte e Convezioni europee e mondiali. Un insieme culturale, politico, istituzionale e giuridico che per i vari aspetti ne chiarisce i nessi indissolubili e inalienabili con il senso della logica del “comune” quale presupposto e fondamento. Un fondamento che non può essere fatto proprio (in esclusiva) da nessuno. Qualunque sia la sede, nessuno ha titolo per dispensare o negare la qualità di homo dignus. Tutti, specie se si esercitano funzioni di rappresentanza e autorità pubblica, si è tenuti a non dimenticare che nell’esercizio e nella tutela della libertà e dell’eguaglianza come ‘égaliberté’ (E. Balibar), l’eguale-libertà, è determinata solo dalla dignità propria di essere e di appartenere all’umanità, piuttosto che per titoli di “proprietà” impropri e status. O solo perché il caso ha temporaneamente investito qualcuno di una qualche rappresentanza e funzione pubblica, questi pensa di identificarsi con la funzione socio-politica e culturale che, momentaneamente, intreccia il suo essere con il suo sembiante di funzione. Chi incorre in questo errore, dice Jacques Lacan (filosofo e psicoanalista), si segnala come soggetto dell’iperidentificazione o della “clinica dell’identificazione solida”; il soggetto cioè che, nonostante le pretese “del buon ordine”, è dimentico dell’Altro e dedito al godimento narcisistico (nel caso) del consumo del potere. E solo per un’altra grandezza di riferimento fra le altre, che si sono provate a riflettere sull’intreccio di verità, diritto, democrazia, dignità, potere, etc., ricordiamo il “tratta l’uomo sempre come fine e mai come mezzo” di E. Kant. L’uomo che dedicò l’azione del pensare e del rapportarsi all’uscita dallo “stato di minorità” come esercizio di autonomia morale e intellettuale e critica dei limiti della ragione teoretica, pratica ed estetico-politica. Ma cosa succede quando una Giunta e un Sindaco, nel caso le attuali Autorità amministrative della Città di Marsala, e, senza un confronto (per quanto ne sappiamo per adesso) con Il Consiglio Comunale; e, soprattutto, senza il coinvolgimento diretto e pubblico della Cittadinanza, denunciano un cittadino (nel caso Giacomo Di Girolamo) per il suo esercizio giornalistico? Un’attività, questa, tesa a curare, fino a prova contraria, l’informazione conoscitiva come esercizio pubblico garantito, oltre che (e prima di tutto) nell’accezione di “bene comune”?; o di quella l’informazione e conoscenza che, nella società della conoscenza, non può più essere pascolo privilegiato di pochi e dei media di potere o delle verità costruite dal potere stesso, bensì, appunto, bene comune. Quel bene comune (generale) che lo stesso mondo del diritto liberal-democratico classico (modello oramai in crisi e screditato: la legge elettorale “Porcellum” è già norma ripugnante nel suo stesso nome!) tuttavia non disconosceva, e che quello di nuova generazione ormai si sta attrezzando per aggiornarsi in tal senso? L’interrogativo ci s’impone. Chi scrive non ha a disposizione (una premessa d’obbligo) né gli atti del caso né i documenti che vorrebbe “leggere” in proprio. E per questo, in data 13 giugno 2013 (n. 52989 del protocollo generale del Comune), ha fatto domanda al Sig. Sindaco di Marsala, Sig.ra Giulia Adamo (e.p.c. al Presidente del Consiglio comunale di Marsala), perché sia rilasciata copia (in carta libera) della delibera di Giunta e di tutti i documenti e gli atti che hanno portato alla denuncia del giornalista Giacomo Di Girolamo; il cittadino e giornalista marsalese che sarebbe “reo” di “offesa” all’immagine della Città nella persona del Sindaco, Giulia Adamo -“Notre-Dame”. Il Giacomo Di Girolamo (che come tutti i cittadini ha diritto di controllo e critica del potere pubblico), inoltre, è anche chiamato, dallo stesso Sin-daco (dal greco “σύνδικος, 'patrocinatore', composto da σύν, 'con, insieme', e δίκη, 'giustizia'”), a un contenzioso di ordine civile. Un contenzioso civile che, nel caso di sentenza favorevole alla Sig.ra Giulia Adamo, condannerebbe il reo (ma le verità processuale non sempre rispecchiano le verità storiche: giustizia non è fatta; e perciò neanche la “δίκη” del sin-daco, delegata a un tribunale, sortisce infallibile sicurezza!) a un risarcimento pari a “€” cinquantamila, riducendo così la battaglia per la verità, la dignità e l’immagine della Città offesa alla logica del mercato dell’immagine (brand management; branding marketing?) e del suo godimento consumistico secondo il diktat del “discorso del capitalista” (J. Lacan). In attesa di poter leggere (e leggere fra le righe) i documenti richiesti, per ora, tuttavia, non possiamo non porre alla Città un qualche pour parler, ça va sans dire. Identificare l’immagine di una Città con quella di una singola persona, e per di più quando questa riveste una carica di rappresentanza pubblica, ci pare che sia un retrocedere politico-istituzionale all’età pre-rivoluzionaria del re Sole: “l’état, c’est moi”!; e in questa luce del sole non può mai esserci la luce del sole quale “il migliore disinfettante” (Louis Brandeis), perché “una città che sia di un uomo solo non è una città” (Sofocle, Antigone). La parola dignità e indegnità – anche a non voler considerare la gravità di una cultura e di una civiltà degradate (misurate con i meriti dei criteri quantitavi e dei punteggi statistici), di una scuola e di una formazione (omologate al mercato) che riducono la vita a debiti, crediti, quiz, selezioni di merito, giochi borsa e godimenti mercificati... – hanno una lunga e travagliata storia semantica. Ricche di polisemia, la cultura, la politica e il diritto hanno da tempo cercato di delimitarne i contorni; ma la storia, la cultura e i rispettivi processi evolutivi, delle società, ne hanno sempre ri-posto i termini e i limiti per circoscriverne ambiguità e ambivalenze. Ma se il prezzo in denaro, chiesto dal Sin-daco Giulia Adamo e dai legali che l’assistono, è di € 50 mila, a quanto ammonta la quota che mi spetterebbe, considerato che la denuncia nei confronti del compagno di strada (Giacomo Di Girolamo) è stata fatta anche “a nome mio” ? Chi scrive è un cittadino marsalese che il Sindaco della Città, per logica deduzione e associazione, difende in “immagine” e “dignità”? Se è così, o parte della Città, così come tutti, non esclusa la Sindaca, credo allora che una parte del bottino mi spetti; credo di avere diritto, nel caso di vittoria tribunalizia del Sindaco, a chiedere il reclamo e il versamento che mi spetta per diritto: 50 (mila €) : 82.585 (anime) = € 0,605436822 (a testa)! Irrisoria e miserevole quota-parte, Sig. Sindaco & Giunta & Consiglio! E tuttavia non si può negare a ciascun cittadino il diritto all’incasso. Il “discorso del capitalista”, in epoca di riaggiornata reificazione marxiana e di “evaporazione del Padre” (J. Lacan), dell’ordine simbolico e dell’etica della tecnica politica governamentale odierna, calzati dal “carisma” che s’incarna nell’ideale identificazione con il “discorso del padrone” e il godimento dell’iperidentificazione, valuta così tanto tanto il valore del suo Primo Cittadino e così tanto tanto quello dei suoi fratelli pari (?). È forse questo il tenore dell’efficienza e della felicità che le Città dell’universo del modello “Cacania” (R. Musil, L’uomo senza qualità) hanno programmato e finalmente realizzato per i postumani glocalizzati del nuovo Impero?

mercoledì 5 giugno 2013

Biblioteca comunale di Marsala

Le Monde Diplomatique + Alfabeta2 per la Biblioteca comunale di Marsala. Da tempo, sembra che l’identità dei consumatori marsalesi – consumatori di mercatini, notti bianche, feste di vario tipo, giornalismi di finestra (inchiesta, altrove), dignitarismi massonici, ecc. – si stia arricchendo di un’altra “degnità” vichiana: diventare recipiente elastico, ascolto passivo e passivizzante. Il conflitto politico e culturale, i modelli teorici e la critica non hanno spazio. Sta divenendo regola evitare domande e interventi “tachicardici”. Si rovescia la sindrome di Standhal. L’eccitazione critica, salvo che non manifesti consenso (simulato o meno), è imbalsamata. L’orecchio fisico e mentale è diventato come la vagina di una prostituta: funziona da mero ricettacolo. Quieto e appagato, riceve soltanto i semi del soggetto del caso. Muto ascolto; al più battere le mani o identi! La cosa più dis-onorevole, tra i vari tratti, è che ciò, per alcuni passaggi (o nella generalità dei casi), avviene con la condivisa (avalli e finanziamenti) “sponsorizzazione” pubblica, mentre, per altri versi, l’Amministrazione e il Consiglio di Marsala, non trovano denaro se non per opere di fumosi imbellettamenti e di logica strumentale. Non pensano di investire, per esempio, nel potenziamento della pubblica Biblioteca comunale. Qui mancano quotidiani, mensili, riviste, e/o altri strumenti utili per leggere il mondo oltre le pagine del quotidiano dire e notiziare delle voci e dei media addomesticati; utili perché si possa, autonomamente (per chi interessato), venire a conoscenza di quanto veramente faccia la differenza degli scontri culturali e politici del presente (quelli che destinano il futuro di ciascuno e dell’ambiente); utili perché spunto e suggerimento per una politica culturale alternativa in loco; utili perché, centro la Biblioteca comunale, iniziative e realizzazioni possono essere il progetto (sia nell’articolazione,sia nella conduzione) dell’autonomia di base. E ciò a partire, soprattutto, dalla proposizione e dal coinvolgimento diretto dei giovani. Sul tappeto della contemporaneità, che sono i passaggi e le tendenze che non escludono nessuno, non mancano discriminanti che vanno di là del profitto immediato dell’interesse di “casta” di qualcuno o di gruppo. Istanze laceranti quanto fondanti gli assetti di vita individuale e sociale di ciascuno e tutti sono nella casa di ognuno. Solo per qualche indicazione: il declino della forma-stato, la desovranizzazione dei popoli e la retorica patriottarda in Italia; l’ipocrisia delle situazioni di emergenza e gli illegalismi (mafiosi e non) di varia natura fino all’uso (non riconosciuto) della “tortura”; il trionfo meritocratico-mercantile e il degrado della scuola; la rete e la democrazia; il diritto a scegliere la vita o la morte negato dal biopotere; l’art. 3 della Costituzione italiana e il diritto dell’omosessualità (lesbiche, gay, la teoria queer...); il matrimonio ai preti e il sacerdozio cattolico alle donne; le armi di distruzione di massa e le responsabilità della ricerca tecnico-scientifica come delle classi di amministrazione e comando; l’arte, la poesia, la letteratura, il teatro, l’ideologia e l’editoria; la censura politica e la libertà d’espressione; la civiltà migrante e le nuove identità; la ricchezza dei pochi e la povertà dei molti; la crisi dell’utopia capitalistica e il recupero dell’idea di comunismo, del comune e dei diritti di nuova generazione; le dicerie sul “populismo”, la storia, la teoria e i cambi di paradigma;le nuove rivoluzioni politiche e le reazioni globali; etc. Siamo, ci pare (il dubbio non ci manca), in una Città che si paga la “risorsa” della propria alienazione e vuole ignorare i conflitti e le contraddizioni del presente? Una Città che, non paga dei soli de-meriti del mercato, continua nella logica del consenso o del silenzio deresponsabilizzante?U. Galiberti, bacchettando chi ama parlare di miti, ricorda/va che in questo paese manca il “conflitto”, mentre un venditore di spettacoli “innovatori” (nella sala del C.M. di S. Pietro di Marsala), non molto tempo fa, si beava del tramonto delle lotte sociali antagoniste e inneggiava, mostrando alcuni esemplari (impresari e prosumer...) di razza, all’innovazione di regime strumentalizzando il “mito” di Garibaldi (e anche lo stesso Risorgimento!); in un altro contesto, e con gli abiti di scena dell’oligarco-crazia, i massoni si pregiavano di essere eredi della libertà e dell’eguaglianza illuministico-rivoluzionaria francese, sottacendo di essere i difensori della priorità dei “Dignitari” e non dell’“umanità”. Ovvero ci sono individui degni (decorosi) e quelli indegni: l’eguaglianza come “dignità”, che è quella di appartenere (ciascuno e tutti) all’“umanità”, non è (per loro!) di tutti. Di diversi principi: Hannah Arendt e Stefano Rodotà; la Costituzione della Repubblica italiana e le decisioni di principio europee e mondiali che sanciscono come irrinunciabili, in assoluto, “i diritti fondamentali”, perché non dipendenti dalla “proprietà” e dal “potere” egemone. Poiché il costo mensile non è molto (€ 1, 50 Le Monde Diplomatique- il manifesto; € 5,00 Alfabeta 2), almeno per ora, e per l’arco temporale giugno-dicembre 2013, farò DONO alla Biblioteca comunale di Marsala dei due periodici in calce. Col che, vista la sordità o la nolontà dell’Amministrazionee del Consiglio, auguriamo: che altri possano fare lo stesso e meglio; che possa spingere alla lettura, alla presa di coscienza e all’azione autonoma quanti desiderosi di farlo. Si spera, soprattutto, che la biblioteca della Città, sulla base di iniziative di ampio respiro e spessore politico-culturale, condotte direttamente dai giovani e in cooperazione orizzontale, cui è caro il “bene comune”, possa assurgere a centro-motore della ripresa “idea-le” e della prassi dell’inter-esse pubblico, comune e all’insegna di una cultura critico-radicale. Sapere aude (Kant)!

mercoledì 24 aprile 2013

"No MUOS"-NIscemi: Davide vince Golia-Assalto alle antenne

Inaccettabile che una comunità non possa essere sovrana nel proprio territorio e difenderne l’ambiente di vita e di lavoro, o poterne incrementare la salubrità e la produttività con le giuste attività di sviluppo ed emancipazione pacifica. Così è (impediti, osteggiati, maltrattati…) in Sicilia (e non solo) dove gli americani hanno facoltà indiscussa, espropriando gli abitanti dei loro diritti, di costruire basi di ogni tipo per la militarizzazione dello spazio e l’estensione del loro comando globale. Insopportabile è anche che tutto questo avvenga con il supporto, legalizzato e complice, della “governance” politica e poliziesco-securitaria delle Amministrazioni italiane suddite. Siamo a Niscemi nella riserva naturale della Sughereta. Qui, antenne di 150 metri (in totale 56) del sistema satellitare militare americano (MUOS), isolate da chilometri di rete protettiva, fanno mostra della loro erezione orgasmica: svettano la loro micidiale potenza e umiliante arroganza contro la salute e l’ambiente di tutti. Un’espropriazione e appropriazione del bene comune che, tuttavia (e solo per iniziativa della democrazia e della lotta di base), non ha lasciato crescere la passività e la rinuncia. A vista d’occhio (anche se si vuole tacitare il movimento No-MUOS), ha fatto crescere, infatti, l’onda pacifista per esteso (ricordiamo il corteo di diecimila persone convenute da tutte le parti d’Italia a Niscemi il 30 marzo scorso). Ma è di poche ore fa, si fa per dire, che la foresta dei mostri “sacri” è stata vittoriosamente “profanata” da alcuni serfisti (due come riportano le cronache di questi giorni) dei movimenti di lotta per i diritti civili, Turi Vaccaro, e Nicola Boscelli. I due sono entrati nel recinto e, come mostra la foto, si sono arrampicati, a rischio e pericolo personale (ma il personale è politico!) su uno dei tralicci delle antenne radioattive. Per tanto osare, però, sono stati arrestati dalla polizia italiana. Gli americani lasciano il lavoro sporco agli altri…! (nel “riordino” degli arresti, sembra che non siano mancate alcune donne delle mamme “No MUOS” di Niscemi). L’atto è però, secondo noi (anzi ne siamo certi), un segno di vittoria della pace e del bene pubblico contro la guerra e, al contempo, antagonista al modello capitalistico che lo sorregge e lo foraggia. Un atto di superiorità e della forza dell’intelligenza attiva contro la debolezza della forza militarizzante e cieca. Davide uccide ancora Golia! La velocità e la fulmineità dei pacifisti sono state un duro colpo per i padroni del mondo, i veri signori della violenza legalizzata dell’“Impero” del pensiero unico. “Grande è il tumulto e lo scontro sembra disordinato, ma non è così.” (Sun Tzu, L’arte della guerra). I veri costruttori della pace vogliono un mondo alternativo e della logica dell’inclusione piuttosto che dell’esclusione, delle guerre, del carcere e di altre disumanità pubblicizzate per civiltà superiore.

lunedì 28 gennaio 2013

Gianmario Lucini (poeta e editore) al “Baluardo Velasco” di Marsala 12 febbraio 2013 (ore 18)

Gianmario Lucini non è una presenza nuova per Marsala. La Città l’ha già visto e ospitato in occasione della presentazione delle antologie poetiche L’IMPOETICO MAFIOSO e LA GIUSTA COLLERA. Allora lo abbiamo visto in veste di solo editore. Il 12 febbraio 2013 (ore 18), al “Baluardo Velasco”, a cura di Antonino Contiliano, sarà presentato anche nella sua veste di poeta e, ancora, di editore CFR. Di Gianmario Lucini poeta, si dirà intorno al suo libro di poesie SAPIENZIALI, Edizioni CFR, 2013.
SAPIENZIALI (che sarà presentato ufficialmente a Trapani il 15 febbraio) è un libro di poesie che transcodifica il linguaggio, il sapere e la saggezza della tradizione biblica. Laicamente e utopicamente riconnotato questo viaggio risignificante poeticamente, è il NO alla violenza e al deserto di questo nostro presente senza più memoria e storia progettuale. Di Lucini editore vedremo il suo lavoro con le antologie tematiche:
CUORE DI PREDA (un’antologia che raccoglie tante voci di analisi e lotta femminili – poetesse – sul tema delle violenze alle donne);
IL RICATTO DEL PANE (un’antologia che raccoglie poesie e altre forme di scrittura o testi intorno al mondo del lavoro contemporaneo con le annesse violenze vecchie e nuove di sfruttamento, impoverimento, diseguaglianze, ingiustizie);
WE ARE WINNING WING, libro di poesia a cura di Antonino Contiliano, è la voce di un soggetto collettivo, anonimo, che pone all’indice il mondo della globalizzazione capital-liberistica e ripone la riattivazione del “noi” e del “comune” come un mondo altro, non individualistico, o privo di amore, sogni, democrazia cooperativa e diretta, progettualità a venire. Il libro WE ARE WINNING WING, con una introduzione di Francesca Medaglia e un saggio in appendice di Marta Barbaro, è l’approdo cartaceo dell’esperimento poetico di rete che, su iniziativa e di A. Contiliano, M. Palladini e F. Muzzioli, decollò nel 2010 su www.retididedalus.it (rivista del sindacato scrittori italiani) con il nome collettivo di “Noi Rebeldìa 2010”. a.c.

lunedì 26 novembre 2012

Arte (Cuttone)-Poesia (Contiliano)- “Noi Rebeldìa 2010”: Firenze (29.11.’12)-Roma (1.12.’12)

Noi Rebeldìa 2010, We are winning wing, l’ultimo libro di poesia collettiva sine nomine, – (a cura di A. Contiliano, ed. CFR, Piateda [SO] 2012, pp.78, € 10,00; copertina di Giacomo Cuttone (china: “Alle radici”) –, sarà presentato il 29 nov. 2012, ore 17, alle “Giubbe Rosse” (spazio diretto da Massimo Mori) di Firenze e l’1 dic. 2012, ore 18, al “Lavatoio Contumaciale” (Laboratorio diretto da Tomaso Binga). A Roma la presentazione del libro sarà accompagnata da una personale del pittore Giacomo Cuttone. Il Cuttone, insieme alla copertina del libro, ha infatti realizzato anche una serie di chine che, “ispirate” ai frammenti dei poeti sine nomine del libro, ibridano elemento grafico-pittorico e poesia. Una sperimentazione – che negli anni di frequentazione con i testi poetici di Antonino Contiliano – il pittore non ha mai smesso di realizzare con successo. La personale del pittore Cuttone (residente a Mazara del Vallo è originario di Petrosino), che avrà luogo all’interno del “Lavatoio Contumaciale” di Binga – sarà presentata dallo scrittore, poeta e critico Mario Lunetta. A Roma,Noi Rebeldìa 2010 ,We are winning wing sarà invece presentato dai critici Francesca Fiorletta,Francesca Medaglia eFrancesco Muzzioli (Univ. La Sapienza). A Firenze ne avranno cura il poeta ed editore Gianmario Lucini e Giuseppe Panella (Normale di Pisa). Con We arew inning wing e I volti di Lou (poesie) di Maria Teresa Ciammaruconi, il poeta ed editore Lucini inaugura anche la sua nuova collana “ibrida” (collana di poesia e altre arti, Edizione CFR). Del libro Noi Rebeldìa 2010, We are winning wing, curato dal marsalese Nino Contiliano –che ha visto la partecipazione all’esperimento sine nomine di diversi poeti (Franca Alaimo, Giuseppe Aricò, Gherib Asma, Nadia Cavalera, Massimiliano Chiamenti, Antonella Ciabatti, M. Teresa Ciammaruconi, Giovanni Commare, Ivana Conte, Antonino Contiliano, Beppe Costa, Valerio Cuccaroni, Davide Dalmiglio, Antonio Fiore, Stefano Lanuzza, Mario Lunetta, B. Maria Menna, Francesco Muzzioli, Giovanni Nuscis, L. Omar Onida, Natalia Paci, Marco Palladini, Giuseppe Panella, Emilio Piccolo, Luca Rosi, Francesco sasso, Gianluca Spitaleri e Lucio Zinna) – , già si è interessata la critica letterario-poetica (attenta ai fenomeni di rete). Riportiamo qualche frammento dell’analitico e approfondito saggio che Domenico Donatone (critico) gli ha già dedicato sulle pagine di www.retididedalus.it (rivista del sindacato scrittori italiani, nov. 2012):
“Oltre alla scomparsa dei politici, dei partiti, dobbiamo incominciare a riflettere anche sulla scomparsa dei poeti? Pare questo il tema che più sorprende e cattura, sollevato da un movimento letterario dal nome “Noi Rebeldìa 2010 – We are winning wing” (a cura di A. Contiliano), mentre intorno a noi visibili sono le macerie di un mondo che pensavamo di conoscere. [...] Personalmente penso a We are winning wing come ad un testo poetico destrutturante [...], un deposito di esperienze che dà tutte le possibilità, nonostante le differenze, di potersi incontrare su un comune denominatore/spazio di strategia, per superare il presente impresentabile, post-umanista e post-moderno. [...] Il collettivo poetico “Noi Rebeldìa 2010” è strategicamente pronto per essere un “soggetto-poetico” che respira a pieni polmoni nella trama del “fare rete”, così da arginare (sarebbe meglio dire sfuggire?) la morsa della speculazione editorial-capitalistica e pluto-finanziaria. [...] Se il poeta scompare nella rete vorrà dire che tutto il concentrato delle sue idee si sta immedesimando in qualcosa di nuovo, di ibrido (come viene ben detto in più passi nella prefazione al libro), perché ormai non si può essere una sola cosa e basta. La letteratura segue la tecnica, fa rete. [...] L’aspetto davvero fondativo del movimento poetico “Noi Rebeldìa 2010” è la sua valenza meta-politica, meta-letteraria, ampiamente condivisibile, da programma partitico e politico puro, che ribadisce, specie in questa fase storica, che bisognerebbe unirsi anziché litigarsi le briciole. [...] Il testo We are winning wing, per concludere, ha una sua dignità letteraria, esprime una vitalità che sulla pagina torna ad essere come un figlio illegittimo che vuole conoscere il padre d’origine. [...] Sulla pagina è invitante questo post-dadaismo e post-surrealismo che ricorda Tristan Tzara e André Breton, il meccanismo del montaggio e della fusione testuale, a cui i poeti di “Noi Rebeldìa 2010” (quindi “Noi Ribellione 2010”) hanno dato spazio con intelligenza non autoreferenziale. Dentro questo testo c’è anzitutto il respingimento di ogni espressione lirica, di ogni tema legato all’io, in quanto, scrive la Medaglia, «la poesia contemporanea è troppo spesso preda di un noioso e monotono io autoreferenziale, che rifugge il confronto e la relazione e si sente responsabile solo di se stesso: ciò può essere cambiato, ma solo dalla proposta di una cultura cooperativa e plurale che ponga al centro della sua attenzione il senso comune e la necessità sociale»”. Altro intervento è leggibile su http://retroguardia2.wordpress.com/2012/11/24/noi-rebeldia-2010-we-are-winning-wing-presentazioni-a-firenze-e-roma.

sabato 17 novembre 2012

Per ricordare il poeta mazarese Rolando Certa

(Rolando Certa con Cesare Zavattini) Il 16 novembre 2012 non è un giorno qualsiasi per Mazara del Vallo, la Città dove ha passato l’intera vita il poeta Rolando Certa. E non è una giornata qualunque per due motivi. Uno dei quali non è certo bello per i mazaresi. Se non fosse stato infatti per un gruppo di coraggiosi ragazzi degli Istituti Superiori (per la verità erano assenti quelli del liceo classico e scientifico: forse hanno snobbato...?), saremmo stati tutti più soli di quanto non siano i cavalieri dei mulini al vento poetici nell’era delle autostrade elettroniche e del capitalismo del mercato linguistico o della compra-vendita delle immagini “brand”. L’altro motivo – di coraggio resistenziale (degno di attenzione) e di lotta contro le ingiurie del tempo tritatutto – è il pensiero che va al lascito dei morti (specie se poeti: nel caso R. Certa) per non lasciare che i vincitori li seppelliscano due volte. Al tavolo dei lavori G. Incandela, P. Di Giorgi, Sig.ra Chirco (dirigente dell’Associazione del volontariato)
Dopo una breve ed elegante introduzione della scrittrice Incandela, la relazione del prof. Di Giorgi. Il prof. Di Giorgi, amico ed estimatore di Rolando Certa, traccia la figura e il pensiero del poeta mazarese (deceduto in Ungheria durante un suo viaggio culturale) in maniera propria e ricca di rimandi. Rimandi che hanno visto Rolando, il poeta viaggiatore e organizzatore degli “Incontri fra i popoli del Mediterraneo” a Mazara del Vallo (anni Settanta e Ottanta del secolo scorso), impegnato in azioni poetico-culturali e politico-civili “profetiche”di ampio respiro, e perciò di una attualità di tutto rispetto. Ma i suoi concittadini non sembrano essersene accorti, tranne che una sparuta minoranza (ma per questo meritevole) di appassionati per la lingua dei testi poetici e dell’opera complessiva di Rolando Certa.
A tutti i ragazzi presenti un grazie per aver testimoniato con il loro “ascolto” e partecipazione di non voler fare vincere il silenzio sul nome dell’amico e poeta mazarese Rolando Certa, morto fuori confine cittadino. A tutti i ragazzi (finalisti e premiati) un invito a non demordere dal frequentare la poesia e un “bon!” per essersi misurati (certo hanno ancora tanto tempo avanti per vagliare e rivedere l’intreccio dei propri scritti: non si nasce già potenza poetica o di altro segno...) con il linguaggio della poesia. Un salut, per loro, particolare perché abbiano più cura della scrittura poetica “propria” e d’altrui mano, sforzandosi (anche in conto proprio, se la scuola ufficiale non provvede...) di munirsi dell’attrezzatura necessaria. Il poeta palestinese, Mahmoud Darwish, disse (sintetizziamo): “chi scrive poesie” nel tempo dell’atomica (oggi si può aggiungere”: delle “armi intelligenti” e delle guerre umanitarie e della fame...) è “un rivoluzionario”. Una documentazione della manifestazione, per collage di frammenti, si trova on-line sul canale di “lucreziocaro90”( http://www.youtube.com/watch?v=QYycCYXpbvY&feature=youtu.be; http://www.youtube.com/watch?v=2xqZLOKKf3U&list=UU_sVseI-_8hVQo-74XPDDHw&index=1&feature=plcp).

“SOS” del sistema idrico marsalese

“SOS” del sistema idrico marsalese un promemoria dal sottosuolo Arriva la squadra idrotecnica in Via A. Elia n. 5! È la squadra incaricata dal Comune di Marsala per le riparazioni alla conduttura idrica del sottosuolo che rifornisce dell’oro bianco (acqua) i cittadini non morosi. È il tredici novembre 2012. Le quattordici unità abitative (Palazzo delle Rose) della Città hanno ristabilito così, finalmente, il loro punto di approvigionamento d’acqua autonomo per il fabbisogno familiare(documentazione/youtube/Lureziocaro90: http://www.youtube.com/watch?v=QelvX-kYCf4&feature=youtu.be).
Certo, la cosa, dopo le sollecitazioni dei giorni passati, è andata a buon fine. È con soddisfazione comune (lavoratori, appaltatori, personale dell’Ufficio comunale addetto, cittadini aventi diritto). I lavoratori diretti – che hanno venduto la loro forza viva per una giornata lavorativa (ma non loro stessi, diversamente da come ancora pensano e dicono molti datori di lavoro e o appaltatori: gli operai sono miei; i miei operai, etc...) – non si sono risparmiati. La riparazione tanto differita così è finalmente portata a termine con esito positivo. Riteniamo però provvisorio tale esito così come abbiamo avuto modo di sperimentare e come lo è, forse, per tanti altri nodi della Città e del territorio. La rete idrica (in gran parte è antica), usurata e mal posizionata con tutti i danni e i rischi che la cattiva dislocazione comporta. Dalla constatazione di come sono distribuite e concomitanti le varie reti dei servizi sotterranei risulta chiaro che mancano (dall’origine) di una razionale pianificazione. Tutta la rete avrebbe bisogno di essere ripristinata in toto e secondo un chiaro e “pubblico” intervento. Un piano che lasci i tracciati rinnovati in un vera e propria mappa topografica della/e stessa/e rete/i sotterranea/e. Ciò eviterebbe alle squadre addette ai lavori interventi casuali (come avviene per ora), improvvisati per la ricerca del punto di rottura e alquanto dispendiosi per la Comunità. Il sottosuolo ci racconta che la rete non gode di buona salute e sistemazione. La deposizione del nuovo tubo di allaccio convive, sebbene a breve distacco, dalla tubazione della FOGNA e da quella del GAS. Non è maldicenza la nostra! Abbiamo segnalato già la cosa, nel nostro precedente articolo (documentazione/youtube/Lureziocaro90: http://www.youtube.com/watch?v=QelvX-kYCf4&feature=youtu.be), alla responsabile attenzione dell’Amministrazione pubblica e dei suoi dirigenti (non è necessario fare nomi e cognomi). Il problema è ereditato e lasciato agli interventi di fortuna! E gli interventi di manutenzione/riparazione avvengono per di più “alla cieca” o per sondaggi casuali (i lavoratori delle squadre di soccorso non dispongono di una topografia della rete che corre nel sottosuolo). Ma oggi (come ieri) insistiamo e riproponiamo: non è ora che l’Amministrazione cittadina metta mano al pensiero e al rinnovo del sistema IDRICO INTEGRATO marsalese (per il vero DISINTEGRATO!), anziché pensare alle privatizzazioni, aumentare la tassazione e investire in iniziative di parata e consumo (gravanti su tutti, e specie sui più deboli) che non migliorano affatto la qualità della vita delle persone? Una programmazione pluriennale per quartiere o zone (seguita da partecipazione diretta di tutti i cittadini: il suolo, il sottosuolo come l’acqua ... sono beni “pubblici” e “bene comune”) – che rimettesse ordine e qualità nel sottosuolo cittadino e marsalese – potrebbe essere l’avvio di un modo più efficace e democratico di amministrare la cosa pubblica e nuova difesa “pubblica” del “bene comune”. Ci vuole coraggio e denaro? Ma dove vengono le finanze quando si spende per altre cose che non hanno la stessa importanza vitale?