giovedì 28 febbraio 2008

Contro il grigiore della contemporaneità

‘Elmotell blues, contro il grigiore plumbeo

della contemporaneità

I versi dell'ultima fatica di Antonino Contiliano sono anche una ribellione contro le tante guerre infinite e dimenticate, per affermare una cultura della non-violenza e della pace.

di Piero Di Giorgi

(Mazara, 22 febraio 2008)


Ancora una volta mi trovo in un ruolo a me non consono, quello di presentatore di un libro di poesie, anche se, ormai, ci ho fatto un pò l'abitudine, essendo stato chiamato più volte a questo compito e mi ricordo ancora l'emozione della prima volta, quando la compianta Irene Marusso volle che Le presentassi il suo libro, "Una donna frigida", al famoso caffè greco, in via dei Condotti a Roma. Com'è noto, non sono né un poeta né un critico letterario, ma solo un buon lettore di poesie e di romanzi, e, tuttavia, penso di potere dire cose utili alla conoscenza del poeta per la lunga amicizia e frequentazione, risalente ai lontani anni settanta, all'epoca degli incontri dei popoli del Mediterraneo, ad opera del compianto amico Rolando Certa.


Contiliano, credo di poter dire, è quello che si può chiamare un poeta engangé, impegnato, ma è anche un filosofo e saggista, un intellettuale critico, caratterizzato da un'ansia di verità, a cui risponde con quello che Hans Jonas chiama l'etica della responsabilità. E questo mi sembra naturale per un poeta. L'éngagement, l'impegno non può, infatti, non chiamare in causa il poeta in quanto poeta. Come diceva Rolando, "la poesia è il cuore del mondo". Ma, proprio per questo, un poeta impegnato, come Contiliano, avverte anche quel senso di sconfitta verso un mondo che, per dirla con un verso di Franco Fortini, "ci ha vinto giorno per giorno"; un senso di rabbia verso questo tempo che ci tocca di vivere, "il tempo spaginato", come lo chiama Contiliano in una sua opera precedente, in cui l'onomatopeico "spaginato", dà appunto l'idea di un fascicolo o di una serie di fogli che cadono a terra, perdendo il loro ordine e che ben raffigura questo nostro tempo frenetico, caotico, confuso, indotto dall'ideologia dominante della confusione, come la chiama Francesco Muzzioli nell'introduzione all'opera citata. Ed è da questo senso di rabbia che nasce la ribellione sarcastica espressa dalla poetica del Nostro ma anche l'impegno a ricercare nuovi orizzonti di senso. Da ciò una critica senza attenuanti contro i poteri dominanti, contro la globalizzazione neoliberista e le sue contraddizioni, che insieme all'accumulo di grandi ricchezze, genera masse di diseredati ed oppressi, di affamati ed offesi nella loro dignità, che genera guerre e lacerazioni senza fine, immaginando, invece, utopie di pace e fratellanza, nella consapevolezza che nessuna salvezza è possibile se non insieme.

Sbaglierebbe chi volesse inscrivere il poeta Tonino Contiliano nel registro della poesia ‘ufficiale'. Tonino è uno sperimentatore, che utilizza una libertà di stili, pur nel pulsare del ritmo, ma che usa un linguaggio poetico difficile, non solo perché mutuato da vari ambiti disciplinari, ma anche per il tentativo di reinventare le parole e spesso il suo rischia di restare un messaggio cifrato. Tonino sa quante volte abbiamo avuto l'occasione di discutere anche aspramente, seppure in momenti conviviali tra amici.

Pur se non è facilmente decifrabile la sua poesia, sbaglierebbe chi volesse catalogarlo all'interno del neocrepuscolarismo o addirittura tra gli epigoni del surrealismo. Tonino, al contrario, a mio modesto parere, trova, certamente, un degno posto tra gli sperimentatori linguistici, i cui prodromi possono rinvenirsi nel "Gruppo 1963 (Eco, Fortini, Sanguinetti ecc.) e soprattutto nell'Antigruppo. D'altronde, un grande come Calvino sosteneva, nelle "Lezioni americane" che la poesia ma anche la prosa sono ricerca, ricerca di espressioni, di parole, di forme.

La poetica di Contiliano, ma forse azzardo troppo, è scienza e istinto insieme, nel divenire del processo generativo del dire e dello scrivere. Ce lo dirà magari, poi, l'autore stesso. Spesso, i versi di Tonino appaiono a me come la messa su carta di immagini oniriche e, come il sogno, danno la sensazione di una produzione apparentemente caotica, senza tempo e senza spazio, tipica del modo di operare dell'inconscio, ma da cui, poi, scaturisce un ordine, che è la sintesi di una materialità cosmologica, di particelle-mondo e degli orrori di questo mondo, oltre che di mondo onirico, ma che fa intravedere un orizzonte di speranza. Le parole, che sembrano smarrirsi in labirinti cerebrali, operando una coupure con la poesia canonica, anche quella fondata su liberi versi, in verità, vengono costruendo un nuovo ordine metrico, che sembra mutuato dalla musica dodecafonica di Schömberg. Dietro un dissacratorio accostamento di cose disparate, che sembra un'enucleazione caotica, emerge una ricerca per verificare la possibilità di reinventare le parole perdute.
Tuttò ciò lo potete ritrovare anche nell'opera che oggi presentiamo: Elmotellblues, che è la terza di una trilogia, iniziata con "Compagni di strada caminando" e con "Marcha hacker". Già il titolo esprime un gioco linguistico, che è presente anche nel lavoro poetico, tra Elmo e motel, oppure Guglielmo Tell o ancora Otello da una parte, e blues, emblematico di un genere musicale imprevedibile, risultato di contaminazioni e meticciato, di spirituals e ballate euro-americane, dall'altra.
Ritornando sul discorso del poeta engagé, non c'è dubbio che il testo poetico che oggi presentiamo ha un contenuto politico, non certo nel senso della politica ufficiale di questo o quel partito. Ma cos'è che non è politico di tutto ciò che affrontiamo o di tutte le difficoltà con le quali ci scontriamo da quando ci alziamo al mattino a quando andiamo a letto la sera, compreso i sogni che facciamo o la stessa insonnia di cui milioni di persone soffrono? Troviamo, perciò, nella composizione poetica di Tonino, una ribellione e un antagonismo, espresso in forma ironica e dissacratoria, contro le tante guerre infinite e dimenticate, per affermare una cultura della non-violenza e della pace. C'è poi una critica sarcastica al consumismo totalizzante, che già Pasolini aveva definito un cataclisma antropologico, al mondo delle merci, attraverso l'uso di anafore del tipo "che ci faccio qui?... Blues della solitudine?...e giochi linguistici, in cui "merci può essere scambiato anche con il francese "merci", oppure del tipo "dico e non di-co", ripreso anche in una delle grafiche di Giacomo Cuttone "dico in-Dio",con chiaro riferimento alle coppie di fatto, o ancora "è finimondo in Vaticano prodi e brodi, mastella amanti e deretano; una critica all'uso del progresso tecnologico e dei mass-media e a tutti gli addetti alla formattazione della coscienza, una vera, e propria filippica contro il grigiore plumbeo della contemporaneità.

Inoltre, il lavoro poetico, che oggi presentiamo, si caratterizza per l'originalità e la novità sperimentativa, costituita da un testo a più voci, ma unitario perché condiviso, dove non c'è certo la rinuncia a fare sentire la "voce", ma la rinuncia al nome dell'autore dietro la "voce"; c'è la scelta dell'anonimato, non già perché non si ha il coraggio di assumersi la responsabilità della scrittura, bensì come rinuncia al singolare, all'individuale per approdare al comune, ad una voce corale. "Gli autori sono, come annota Muzzioli, operai del testo". Un'ars poetica in cui il testo è un unicum coerente, una polifonia poetica, ma che appare quasi come il prodotto di una mente poetica unica ed invece è l'espressione di un sentire comune, all'unisono, con i "compagni di strada caminando", come recita il titolo del precedente componimento. Ma la poesia dell'amico Tonino è anche poesia dotta, con richiami a Schakespeare, a Nietzsche, a Marx, a Cervantes, a Lacan.
Infine, e concludo, questa opera di Contiliano è originale anche perché è uno strumento multimediale, perché è una pubblicazione cartacea, ma anche sonora (la voce parlante è di Guglielmo Lentini), musicale ed iconica, perché illustrata dalle cinque magnifiche grafiche dell'amico Giacomo Cuttone, marsalese, ma mazarese di adozione (Pegaso-chip, Un giorno un'antenna in giro, Sottosuolo e potenza, Blues irrué, Di-co in-Dio), che bene illustrano e fanno risaltare icasticamente alcuni elementi pregnanti dell'opera di Contiliano. Insomma è un componimento che vi esorto a leggere.

mercoledì 20 febbraio 2008

Sarcasmo terminale

di Domenico Cara

Antonino Contiliano: Tempo spaginato. Chi-asmo, pp. 92, Ed. Polistampa, Firenze 2007.

In più apparenti derive, in uno stato pregettuale già avanzato e colto, Antonino Contiliano ritrova (con noi lettori del suo manifesto di poesia) se stesso, impigliato in una duttile e felice intensità di ricerca a dir poco performatica. Le radici dei suoi versi in questa nuova silloge: Tempo spaginato, iniziano il loro itinerario verso il basso (e la continuità implicita) con una morbidità imposta a ostinazione liricistica, lieve, limpida di senso e di conflitto; poi la testualità verticale dilaga per flussi complicati, nel dominio di un dettato esperto ed acuto, e su briosi o tesi intrugli di verbum critico, forse a scompiglio infinito e senza dubitazioni civili o ritmi monocordi e friabili. IL verso è avviluppato nelle sue novità libere e neo-gotiche, istanza dopo istanza; il confessarsi molteplice diventa riflessione testimoniale e insieme caustico esempio di sensi e volti del nuovo mondo, tra sospetto insidioso e una varietà (ispirativa?) che si addestrano categoricamente per capire l’irrisione e i grafi del proprio dettato e in tutto convinto del totale rien va del nostro tempo in ballo: solo arcobaleno e – intimamente – inferno sociale, politico, altro disfacimento aperto e completo. “La poesia: questo parlare all’infinito soltanto di mortalità e effimero!” (secondo Paul Celan) riaffronta l’immagine di più dissipazioni esistenziali, traumi (e chi-asmi) che impediscono la fedeltà a un diritto (e dovere) alla vita, altre interruzioni e deviate forme di possibile sogno qui arroventato in plurima voce. Antonino Contiliano, con i suoi poemetti, più che trasgressivi, a emergenza implicita, allea ai contenuti allusivi un’insoave ironia, contingenze lessicali anomale, striate di dissenso, frangenti oppositivi, collegamenti appassionati a una specificità ideologica disposta più all’invettiva che al dissidio sperimentale irresponsabile e al caos. In questo assedio emotivo e intellettuale, egli riscopre una suprema e forse istintiva necessità di ribellione e, quindi, un problema etico che diventa poesia distante da ogni altro possibile lirismo post-realista a disincanto epocale, tra spostamenti di segno e sfiducia di consolazioni, in sommovimenti estrosi o codici soltanto simbolici e dandy. “ il respiro della brezza, la tua distanza / desiderio del pensiero nell’osceno dominante / storia sdorata, spettacolo del disincanto / che brilla come una mina dell’ultima / notte, la tenda che chiude la finestra / alla banchina del sogno attraccata /fra gli acuti del faro nel porto sgomenti / per l’opposto reale sedotto e abbandonato / in panchina le armi della critica / e la quiete senza la tempesta dopo / e lo sdegno che si fuma in discoteca / …” (“La freccia del tempo, p. 31). “ quando i boschi si diradano alluvionati / e il cielo piange gli acidi della serra / e deserto umano le città sputano / barboni e mangiate di accattoni / e il mare oscura il canto della luna / e gli scogli gridano la stanchezza / e i fiumi fanno silenzio sulle sponde / e le cime reggae tra-montano la terra / d-anzando con il dolore degli indios / versato con i mandati bancari e gli uragani / e jazz gridato planano di contrazione / e scambi liberisti saccheggiano liberi / i poveri già schiavi per fame / e rapine slam tradiscono il mio Sud / e il vento è skylab di slang / e le spighe delirio di Van Gogh / fioriscono i campi di azzurro / e i confini dell’universo sparano / righe rughe finiti infiniti e foglie / gorgogliano di dissolvenza soglie faglie / dimore d’urti nel grido degli alberi” ( “Indios-rap, p. 38). Il verso informale ripartito in una serie di squarci e devianze sintattiche attraversa la topografia della negatività, la cui convulsa misura diventa gioco o snellito perturbativo, inguaribile vis di diversità e strategia di quei neologismi e macchie di irritabilità espressiva, più sofferta che adeguatezza ad un principio dada e – per più aspetti – registrazione greve di un sarcasmo terminale, attivo, versato con libera e clamorosa consapevolezza.